Finalmente, approfittando di un giorno di ferie, sono riuscito ad andare in produzione con i miei 23 litri birra bionda Lager. Prepare il tutto con il solito malto acquistato in internet è abbastanza semplice, ma il risultato è il più delle volte ottimo. Ora si attende il magico momento dell’imbottigliamento e l’apertura della prima bottiglia. Nel frattempo si studia l’etichetta per questa piccola produzione.

Ecco alcune foto di vari momenti della produzione: Leggi il resto di questo articolo »

Da sinistra a destra: Raffaele Pezzani, Davide Baio, Giuliano Berto, Amedeo Contenti, Andrea Pulze, Elena Parisi - Fotografo: Elisa Contiero - Capo Ultrà di Vanzo: Simone Gallo

Bilancio positivo al simpatico torneo di Ospedaletto Euganeo.

Una sconfitta, due vittorie e un pareggio hanno costruito il passaggio al turno sucessivo oltre che una bella esperienza che  cercheremo di ripetere l’anno prossimo. Bisognava giocare con una ragazza sempre in campo e fortunatamente abbiamo trovato Elena che oltre ad aver giocato molto bene, ha anche segnato diversi goal importanti.

Diciamo che tuttto questo mi ha fatto tornare la voglia di riprendere a giocare a calcio a 5, visto che l’ultimo anno passato a difendere una porta di 7 metri non mi ha entusiasmato più di tanto: tra infortuni e lavoro ho giocato poche partite.

Per me quindi, oggi inizia la nuova stagione sportiva che mi porterà a breve a calcare nuovamente i parquet levigati delle palestre, sempre con il numero 22 sulle spalle. La nuova maglia ufficiale è già in preparazione.

Voglio una casa in montagna….quando mai!!

Voglio un’amante soddisfatta e una moglie felice….figurati!!

Voglio vincere al gratta e vinci e con i soldi aprire una gelateria…come no!!

Voglio avere esperienza….Certo!!

Voglio fare carriera….aspetta e spera!!

Voglio, voglio, voglio….voglio…

Ecco che rumore fanno tutti i nostri ” voglio”, il rumore metallico di una sbarra; il rumore della nostra gabbia.

Esatto, tutti noi viviamo in una piccola Rebibbia, ma è più grave del previsto perchè le sbarre ce le siamo costruite da soli.

Vuoi diventare ricco? una sbarra; vuoi un lavoro appagante e gratificante? una sbarra; vuoi che il tuo migliore amico ti sia sempre fedele? altra sbarra..e così via…

Io personalmente ho costruito un po’ della mia libertà su questo, una lima affilata per le sbarre mentali contro le quali troppo spesso sbattevo, anche se è difficile rimanere se stessi di fronte al continuo dilagare dei confini del peggio; vincere la paura da mutuo incombente,  ingoiare a forza i rospi e i sofficini per non crepare, sopportare le Shirley Temple a colori e le Ambre giurassiche o credere ad occhi chiusi ad un piazzista nano che continua a promettere il miracolo della rucola e del prosecco. Insomma, essere liberi non è facile.  Anni fa  pensavo che fosse efficace circunnavigare il mio ombelico, spargendo lacrime qua e là  per le inutili ostilità versate nel mondo, ma  il mito del clown con la lacrima non mi è mai calzato; mi trasformai nel più cinico ed ostile ricercatore di pozzioni morali infallibili setacciando in lungo e il largo le strade alla ricerca di onuncoli ieratici pronti a farmi dono delle loro ampolle miracolose, ma niente di tutto ciò scalfì la mia personale gabbia.

Oggi guardo Alessandro e guardo una foto di un Giuliano ragazzino che gioca nel cortile della mia vicina Claudia e mi accorgo che il tempo non fa uomini saggi, fa dei carcerati.

Gli uomini liberi e i bambini fanno cose assurde!! Gli uomini liberi e i bambini hanno buoni occhi!! Gli uomini liberi e i bambini non costruiscono dei spessi muri fra se stessi e le cose, ma si lasciano trapassare.

Il bianco muove sempre per primo

Il Sole ritorna, non il Tempo...

Pensate ad una banca che ogni giorno vi accredita 86.400 euro, ma che alla mezzanotte di ogni giorno vi azzera il credito rimasto, portandovi via tutto quello che non avete speso o investito. Che fareste? Io un’idea ce l’avrei: cercherei ogni giorno di consumare tutto il credito, di investire il più possibile per non farmi azzerare il conto allo scattare della mezzanotte, semplice no?

Ma una banca del genere esiste?

Ecco la novità: esiste e ognuno di noi ha un conto in questa banca: si chiama ” Banca del Tempo”.

Ogni santo giorno la Banca del Tempo accredita 86.400 secondi sul nostro conto, ogni notte la Banca del Tempo azzera il credito e si riprende tutti i  secondi non spesi o investiti. Non si possono fare trasferimenti, non si possono congelare i cediti, non si può fare marcia indietro e all’improvviso la banca potrebbe addirittura sospendere i finanziamenti.

Diventa allora importante il valore del tempo? Vuoi davvero conoscere il valore di un mese?..chiedilo ad una mamma che ha partorito prematuramente il suo bimbo; vuoi conoscere davvero il valore di un’ora?..chiedilo a quel papà che aspetta che il suo bimbo venga alla luce; vuoi davvero conoscere il valore di un secondo di vita?..chiedi al malato terminale che aspetta che la sua Banca del Tempo gli sospenda ogni credito.

Oremus……

Dopo qualche mese passato a trastullarmi tra il mio stato di mobilità e qualche lavoretto di web master, dribblando come il più abile Maradona i lavori socialmente utili e i comuni che scalpitavano per vedermi al loro servizio, ricomincia la mia avventura lavorativa nella nuova e modernissima X-Group di Vanzo.  Il primo giorno di Dicembre inizia così la mia avventura  di impiegato di magazzino, al servizio del fotovoltaico, unico settore in Italia in pieno sviluppo forse.  Mi lascio definitivamente alle spalle la Komatsu con tutti i suoi casini e mi dedico al nuovo lavoro, ma cosa è cambiato? E come affronterò tutto questo? Forse la prima cosa dovrei chiedermi è : ” ma cosa ho imparato dalle passate esperienze?”. Quando fui assunto in Komatsu ero un ragazzo giovane e bramoso di carriera, oggi sono un padre di famiglia e della carriera a dire il vero non mi importa più nulla. Ho compreso forse che dal lavoro non puoi avere tutta la completezza che ti serve, ho capito che esistono delle priorità e ho imparato a conoscerle. Il lavoro non è una priorità!!!.Iniziare di nuovo non è mai facile, posto nuovo, colleghi nuovi, metodi di lavoro diversi, insomma ci vuole un bel po’ per ritrovarsi in tutto questo, ma questa volta non farò gli stessi errori. Non mi interessa più essere il migliore, avere sempre la ragione dalla mia, scelgo la professionalità e la via della collaborazione sperando di trovare terreni fertili. So che il mio lavoro finisce alle 17 e 30 e so che la mia vera vita inizia subito dopo, quando incrocio lo sguardo del mio bambino e mi sento chiamare  ”papà”.

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